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Paese

Dati Generali
Il paese di Sennori
Sennori è un Comune della provincia di Sassari. È adagiato su una collina di tufo calcareo, a 277 metri sul livello del mare, ai cui piedi si estende il golfo dell´Asinara. Conta 7365 abitanti. Dista 10 km da Sassari. Si ritiene che il nome, di origine nuragica o mediterranea, abbia il significato di sedano, un pianta che forse era molto diffusa sul territorio.
Il territorio di Sennori
Altitudine: 20/429 m
Superficie: 31,43 Kmq
Popolazione: 7365
Maschi: 3667 - Femmine: 3698
Numero di famiglie: 2344
Densità di abitanti: 243,33 per Kmq
Farmacia: via Roma, 164 - tel. 079 362236
Guardia medica: (Sorso) - tel. 079 3550001-2-3
Carabinieri: piazza Cavalieri V.Veneto, 4 - tel.
Polizia municipale: via Brigata Sassari, 15 - tel 079 304921

Storia

SENNORI, villaggio della Sardegna nella divisione e provincia di Sassari, compreso nel mandamento di Sorso, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Sassari.

Fece parte della Romandia, antico distretto o curatorie del Regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è sotto la latitudine 40° 47', e sotto la longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 31' 30".

Siede sulla pendice d’una collina dove si volge al maestrale, dalla qual parte estendesi la vista sul golfo torritano e sopra le maremme di Portotorre e le seguenti della Nurra sino all’Asinara ed alle coste della Corsica.

Difeso da’ venti australi resta esposto al ponente, al maestrale ed all’aquilone: quindi i calori estivi non sono troppo molesti, perchè se non regni alcuno de’ predetti venti che dominano la sua situazione l’aria è rinfrescata dalla brezza, che dicono imbattu; e il freddo invernale nè pur molto sentito se non regni o il maestrale o la tramontana.

Il tepore, che il mare comunica all’aria, fa che la neve la quale in qualche invernata cade, sia presto sciolta.

La grandine è una meteora rarissima, ed è rara ancora la fulminazione.

Le pioggie cadono nè più nè meno frequenti che nelle prossime regioni della Nurra e della Fluminaria: la nebbia che copre talvolta i piani bassi non si leva sino al paese.

L’aria è sgombra de’ miasmi anche ne’ tempi che le terre basse nella fermentazione delle meteore animali e vegetali ne producono assai.

Le strade di Sennori sono tanto scabre, che non si possono carreggiare, quantunque con poca fatica del piccone e con saper collocare le pietre si potesse renderle facili. Da questo si cominci a intendere quanto poco questi paesani si curino de’ comodi, e come sieno nemici di mutar le cose. Così furono le vie nell’antichità, così resteranno, e se alcuni si romperanno il collo nelle tenebre peggio per loro che non assicurano i passi col bastone.

Territorio. È disteso sopra la pendice di varii colli inclinati comunemente verso greco.

Le roccie sono calcaree e spesso se ne incontrano siffatte, che sono un miscuglio di sabbie e testacei ad una terra giallognola, il cui impasto facilmente dissolvesi.

Le vallate aperte in questo territorio appajono in varii siti pittoresche d’una giocondissima amenità. Le più notevoli sono quella volgarmente detta Badde (valle), che comincia dal paese e avanza sino all’estremità del prossimo abitato di Sorso; la valle di Priedu, quella di Sutis, l’altra detta del Golfo, e l’altra ancora cognominata di Teràculos.

Le sorgive sono in numero non molto notevole, e nessuna è di gran copia. La popolazione si serve di due fonti, una in mezzo all’abitato, che per la sua temperatura si qualifica calente (calda), l’altra fuori che per contraria ragione è detta Fontana frita (fontana fredda). Questa è abbondante di acqua ottima, l’altra è men larga e buona.

Nelle stagioni piovose scorrono i rivi delle valli.

Tra questi i più notevoli sono i due che hanno le origini nel territorio di s. Vittoria (dipendenza d’Osilo), uno alle pendici boreali del colle in cui è posto l’abitato, e che ha un corso di miglia 2 1/2 sino al fiume, di cui è tributario; l’altro a ponente del medesimo, a piè del colle di Nuraghe Patada, sorgente al ponente di s. Vittoria, il quale dopo tre miglia di corso entra nello stesso fiume.

Da questo colle Patada cominciano due vallette che si congiungono poi in una, e che sono il principio del rivoletto che scorre al meriggio di Sorso a poca distanza e che nei tempi piovosi, riceve i torrenti della pendice boreale di monte Taniga per versarli nello stagno di Platamona.

Il rio Silis volgarmente detto rio di Sorso bagna e limita per un tratto il territorio di Sennori.

Questo rio formasi dalle fonti del monte Massa, che levasi a levante-sirocco e a miglia 3 dal monte di Bonaria (d’Osilo) e da quelle di monte Ledda, e dopo circa 12 miglia di corso incontro al maestrale si versa nel mare.

Questo fiume ingrossa tanto ne’ temporali, che non si può guadare, e allora conviene di passarlo sopra il ponte che trovasi nel territorio di Sorso, e fu fabbricato a spese comuni delle due popolazioni, senza che vi concorressero quei di Castelsardo, a’ quali giova forse più che ad altri.

In molte parti questo territorio è scoperto di bosco, non in quelle che sono prossime al suddetto fiume, dove sono sebbene con frequenti diradamenti, alberi cedui e ghiandiferi. Le macchie di lentischi coprono molte parti del suolo incolto, e sono trovati a tutti i passi, non solo nelle terre littorane, ma anche nelle prossime al paese, i palmizi, di cui si fanno le spazze, e si mangia il midollo.

Le bestie selvatiche si riducono a’ cinghiali, alle volpi e alle lepri. Sono però in gran numero le pernici e altri uccelli ricercati da’ cacciatori.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono sotto Sennori anime 1899 distribuite in famiglie 549, e in case 497. Quest’ultimo numero però è certamente errato essendo pochissime le famiglie che sieno accompagnate, se non sia di figli che con le loro mogli convivono nella casa de’ vecchi genitori, nel qual caso si computano le due famiglie per una sola. Generalmente ne’ villaggi sardi quante son famiglie diverse tante sono le case.

Il suddetto totale di anime vedesi nello stesso censimento distribuito nei seguenti modi:

Nel rispetto del sesso e dell’età si notano:

Sotto i 5 anni

maschi 125, femmine 133;

sotto i 10

mas. 123, fem. 117;

sotto i 20

mas. 171, fem. 170;

sotto i 30

mas. 130, fem. 136;

sotto i 40

mas. 145, fem. 148;

sotto i 50

mas. 119, fem. 125;

sotto i 60

mas. 55, fem. 75;

sotto i 70

mas. 19, fem. 29;

sotto gli 80

mas. 7, fem. 5;

sotto i 90

mas. 3, fem. 4.

Nel rispetto della condizione domestica si notano:

Maschi scapoli maritati vedovi in totale
519, 375, 17, 911.
Femmine zitelle maritate vedove in totale
458, 374, 156, 988.

I sennoresi sono gente robusta e può dirsi pure la-boriosa e tranquilla.

Per la cura della salute hanno un chirurgo e due flebotomi.

Le malattie più comuni sono nell’inverno e primavera le pleuritidi e le bronchitidi; nell’estate ed autunno le febbri periodiche.

Le medie del movimento della popolazione sono, nascite 75, morti 36, matrimoni 17.

Sebbene sieno tanto vicini a’ sorsinchi, che appena v’è la distanza d’un miglio, i sennoresi parlano il linguaggio sardo, ma con notevole differenza degli altri nella pronunzia per l’allungamento nojoso, che danno alle finali, e anche perchè a imitazione de’ sorsinchi fan nel plurale mascolini, o dirò meglio neutri, i nomi femminili, dicendo nel plurale non come gli altri sardi sas feminas, ma sos feminos.

Altra anomalia grammaticale de’ sennoresi è questa, che mentre nella prima conjugazione gli altri dicono p. e. nel modo indicativo sono, sonas, sonat, sonamus, sonades, sonant, essi pronunziano sono, sones, sonet, sonamus, sonades, sonent; quindi nel modo soggiuntivo, mentre dicesi generalmente Ego sone, tue sones, ipse sonet, nois sonemus, vois sonedes, ipsos sonent, questi paesani usano dire sonie, sonies, soniet, sonemus, sonedes, sonient.

I sennoresi della bassa classe se fanno duolo non radono la barba, e generalmente han poca cura delle loro zazzere, che lascian sventolare scarmigliate su gli omeri e sul dorso.

L’istruzione non ha fatto gran giovamento e sussistono ancora tante stolte credenze, le quali senza contraddizione si lasciano sussistere, perchè nella chiesa la parola è più spesso intenta a dimostrare il precetto di pagar la decima del cumulo intatto e per domandar mercè per i defunti, che a spiegar le grandi massime del vangelo e a struggere gli errori.

I sennoresi hanno gran timore degli incantesimi, e credono alle legature. Per sottrarsi alla forza malefica della magia i novelli sposi, quando vanno a chiesa, metton dentro la scarpa una moneta, il che, come essi credono, è un potente talismano.

È però più ridicola di questa la credenza che il primo degli sposi novelli, che calchi il talamo nuziale debba premorire all’altro.

Avviene però bene spesso che nè uno, nè altra voglia esser il primo a coricarsi, e in questa ambiguità si indugi, finchè la generosità, o altro, persuade l’uomo o la donna, a soggettarsi al destino e a offrirsi alla morte prima del compagno. Forse calcandolo insieme a un tempo ambedue la legge non sarà più applicabile.

In Sennori, come in altri paesi, accadendo un omicidio, i congiunti più stretti, e specialmente le femmine col crine scompigliato, e con urli più che con gemiti, portano a tumulare il cadavere dell’interessato.

Se passino dinanzi alla porta del conosciuto o sospettato uccisore, allora con modi d’odio furioso lanciano contro la medesima delle ciocche di capelli, che strappano dalla testa.

Quando si approssimano alla chiesa raddoppiano più che mai gli urli e le grida implorando tutti la divina giustizia e chiamando la celeste vendetta contro l’omicida. Con questa musica orrenda s’introduce nella chiesa il cadavere e talvolta non basta tutta l’autorità de’ sacerdoti per far cessare il piagnisteo, i lai, le esecrazioni, che sempre più si rinforzano finchè il cadavere sia tumulato.

Le sennoresi, come le sorsinche, non usano nelle gonnelle il panno forese, ma il sajo o il panno estero ed amano il color verde.

Nel tempo del loro duolo le vedove appajono squallide, sordide, coprendosi con un velo che se mai fosse bianco allora è annerito dalla fuligine.

La scuola elementare è poco frequentata, e non vi sono altri assidui, che quei pochissimi, che i genitori voglion poi mandare in città al ginnasio, i quali appena san leggere e scrivere si mettono allo studio del Donato, senza curar per nulla i regolamenti che furono dati per questa istruzione primaria.

Il numero ordinario degli accorrenti è di 12. I giorni di scuola sono non come vuole il calendario, ma come piace al maestro.

In tutto il paese forse non sono 40 persone che sappian leggere e scrivere, e bisogna dire che forse nè pur una imparò nella scuola primaria, sebbene fondata circa da 30 anni.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura individui 600, alla pastorizia 86, a’ mestieri 40, gli altri oziano consumatori.

Le donne sono operosissime, ma poche filano e tessono perchè più volentieri si occupano a fabbricare sporte, canestri, ed altro col fieno e con le foglie del palmizio, e perchè viaggian spesso alla città per vendere diversi articoli e pane assai pregiato, movendo tanto per tempo anche nell’inverno, che al primo aggiornar sono già dentro la città.

Non si può notare alcuna istituzione di beneficenza, perchè si credette che nulla fosse più proficuo per l’anima che far legati per causa pia.

Agricoltura. I territori in molte regioni di Sennori sono feraci di cereali ottimi per le vigne, per gli orti e per i giardini.

La seminagione ordinaria suol essere di starelli 1400 di grano, 400 d’orzo, 100 di fave, 100 di legumi, 120 di lino ecc.

La fruttificazione ordinaria e comune è dell’8; ma se non manchino le pioggie all’uopo sorpassa questa meta. In alcuni siti piani e veramente idonei alla cultura del frumento si ha più che nella pendice.

Nella notata quantità si seminava ancora venti anni addietro, e non pertanto essendo invitato il consiglio comunale a porgere all’Intendenza generale la misura ordinaria delle diverse seminagioni, notarono seminati ordinariamente star. di grano 750, d’orzo 100, di legumi 30, e raccolti in comune star. 330 di grano!!!, 250 d’orzo, 30 di legumi. Il timore che il Governo intendesse ad aumentare le contribuzioni a proporzione de’ frutti li consigliava a mentire così stupidamente. Potevano farlo perchè non si era ancora introdotta la statistica, e quelli che erano all’amministrazione non ne conoscevano la necessità.

Menzogne parimente stolide furono scritte in riguardo alla pastorizia.

Orticultura. Essendo luoghi molto adattati alla medesima e potendo aver lucro portando in Sassari i diversi articoli, si usa in questo rispetto qualche diligenza.

I sennoresi sogliono attendere alla cultura del tabacco e hanno profitto per le foglie che vendono alla fabbrica ed anche per quelle che sottraggono e macinano per venderne le polveri a contrabbando. Siccome la maggior parte di questa coltivazione si fa in orti di secco e giova alla bontà della foglia l’aria marina; però i tabacchi sennoresi di contrabbando sono molto stimati e pagati meglio di quelli, che provengono dagli orti della Nurra, della Fluminaria e della restante Romandia.

La vigna, se non esposta al settentrione, prospera e dà ottimi frutti nell’abbondante vindemmia. Si possono fare de’ vini gentili come in Sorso.

Gli alberi fruttiferi sono di molte specie e varietà e in grandissimo numero perchè le frutta possono vendersi nelle città. È principalmente nelle vallette, difese da’ venti più forti e nocivi alla vegetazione, che si coltivano le specie più delicate, e principalmente gli agrumi.

I pomi, i ciriegi, i susini, i peschi, gli albicocchi, i peri, sono i più comuni.

Attendesi pure alla cultura degli olivi e l’olio che estraesi è vantato per liquidità e finezza, sebbene non si paghi secondo il merito, perchè, trascurate le separazioni, il buono mescolato col gramo.

I terreni di Sennori hanno nella superficie forse non meno di giornate 15 mila, delle quali 8000 sono chiuse per poderi e tanche, le altre aperte per servire alla seminagione ed al pascolo comunale.

Pastorizia. I pascoli del sennorese se non sono abbondantissimi sono però di bontà, e accomodati alle solite specie che si educano comunemente.

Il bestiame manso comprende buoi per l’agricoltura 700, cavalli 80, giumenti 350, majali 70.

Si alleva una gran quantità di pollame, il cui prodotto vendesi nel mercato di Sassari.

Il bestiame rude contiene le seguenti specie e capi: vacche 1350, capre 2000, pecore 5600, porci 1000, cavalle 160.

I formaggi e altri prodotti servono per il paese, per Sorso e anche per Sassari.

In Sennori è aperta quasi sempre la beccheria.

Alcuni studiano alla cultura delle api per le quali sono faustissime quelle valli sempre fiorenti, ma i più trascurano questo ramo d’industria, che produrrebbe un notevole lucro.

Commercio. I sennoresi portano a Sassari o a Portotorre quello che de’ cereali sopravanza al bisogno della consumazione interna. Portandolo a Sassari bisogna che impieghino i cavalli; ma a Portotorre possono facilmente carreggiare.

Abbiam notato tra’ Sennoresi alcuni che negoziano, trasportando i prodotti del paese, o le sue manifatture (le suddette corbe, canestri ecc.) e anche robe estere.

Il prodotto di tutte queste industrie ascende probabilmente a più di 160 mila lire.

Strade. Da Sennori a Sorso verso ponente-maestro sono mig. 1. 1/4; a Portotorre 10 1/2 in direzione più prossima al ponente; a Sassari verso austro 4 1/2; a Osilo 4 2/3 verso scirocco; a Castelsardo 10 verso greco.

Di queste la sola carreggiabile, ma non in tutte le parti egualmente facile, è quella che guida a Porto-torre.

Religione. La parrocchia di Sennori compresa nella giurisdizione dell’arcivescovo di Sassari è amministrata da un parroco, che ha la qualifica di rettore, ed è assistito nelle sue cure da altri tre sacerdoti.

Senza questi, che hanno officio parrocchiale, sogliono essere in Sennori altri preti, che all’uopo prestano servigio alla chiesa. Qualche volta se ne trovarono sei quasi dirò dei sopranumerari.

La chiesa parrocchiale è situata nella parte più eminente dell’abitato in contro al maestro con una piazza sufficientemente larga, la quale, se fosse meglio formata, potrebbe essere un luogo delizioso per la bella prospettiva che si può godere dal medesimo.

Il titolare e patrono è s. Basilio Magno.

Le chiese minori sono quattro, denominate dalla s. Croce; dalla Vergine del Rosario, da s. Maria e da s. Vittoria.

Le due prime servono di oratorio a due confraternite che sono denominate dalla s. Croce e dal Rosario. Oltre di queste ve n’erano altre nel territorio, che ora sono distrutte, solo eccettuata la chiesa di s. Pietro di Oteri o Oceri, che fu parrocchia d’un villaggio dello stesso nome.

Le feste principali con concorso di forestieri e festini sono per il titolare della parrocchia e per la Vergine del Rosario. In occasione di queste si corre il palio.

La decima di questa parrocchia, se si desse intiera, qual si domanda dal prodotto brutto, ammonterebbe a più di ll. n. 15 mila; ma i sennoresi non sanno intendere questo dovere, sebbene cento volte all’anno s’inculchi dal pulpito e ne’ privati colloqui.

Non essendo possibile ottener alcuna risposta ai quesiti statistici dell’isola non possiamo dire se dopo il tempo, in cui sul luogo abbiamo compilato le notizie comprese in questa descrizione, siasi formato il campo santo, che ancora in tal epoca, cioè dopo 17 anni dal comando fattone dal Governo, non si era stabilito. Non ostante questo comando i cadaveri si seppellivano nelle chiese in avelli sotto il pavimento, da’ quali esalava tanto fetore, che non potea restare nella chiesa chi non avea ottuse le nari.

Antichità. Sono in questo territorio alcuni nuraghi, e se ne vedono gli avanzi in monte Onzano, in s. Margherita e in Gerito. Negli stessi siti vedonsi indizi di antiche abitazioni, e pare da diversi argomenti che l’antichità sia di molto anteriore allo stesso medio evo.

Il nome de’ primi due abitanti è ignoto, e quando e perchè cessassero di esistere quelle popolazioni, premorte indubitamente a Gerito, che sussisteva ancora nel primo tempo della dominazione aragonese, come consta dai monumenti feudali.

La chiesa di Gerito, che serviva di parrocchia, era intitolata da s. Biagio, della quale ora si vedono le sole fondamenta tra le macerie.

Altre rovine di antiche abitazioni si vedono presso la distrutta chiesa di s. Giusta, e altre presso la chiesa di s. Elia parimenti disfatta.

A queste conviene aggiungere quelle di Oteri, della cui chiesa abbiam fatta menzione.

Nel prospetto della Romandia abbiam indicato le due corti o villaggi di Gennos e di Uruspe, e or diremo che probabilmente uno ed altro erano compresi nel territorio di Sennori.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sennori
Febbraio: Premio “Romangia” di letteratura sarda
3° domenica di Giugno: San Basilio Magno, festa del Santo patrono
24 Giugno: San Giovanni Battista - Si festeggia nella chiesetta campestre con riti religiosi e festeggiamenti civili
Luglio: Festival Internazionale Città di Sennori - Festival internazionale del folclore
3° domenica di Agosto: Santa Lucia
Settembre: Simposio internazionale di scultura